Entro la fine dell’anno l’Italia potrebbe ritirare il contingente. Il coninvolgimento nella guerra scoppiata dopo l’11 settembre è costato all’Italia 54 morti e oltre 6,5 miliardi di euro.

tratto da Lettera4Sono circa 17 anni che i militari italiani partecipano alle missioni internazionali in Afghanistan, un impegno che ha visto avvicendarsi in totale decine di migliaia di uomini delle diverse forze armate (ora sono 895, dati settembre 2018), con un bilancio di 54 morti (tra cui una cooperante) e una spesa che ha superato i 6,5 miliardi di euro. Due le missioni principali che si sono svolte senza soluzione di continuità: la International Security Assistance Force (Isaf) della Nato, autorizzata dall’Onu il 20 dicembre 2001 e terminata il 31 dicembre 2014, alla quale è subentrata il primo gennaio 2015 la missione ancora in corso Resolute Support, sempre nell’ambito dell’Alleanza Atlantica.

OPERAZIONI PARTITE DOPO L’11 SETTEMBRE

Oltre ai dispositivi Nato dal 2001, si è svolta la missione a americana Enduring Freedom, avviata dopo gli attentati dell’11 settembre, per il contrasto al terrorismo internazionale, cui l’Italia ha contribuito soprattutto con assetti delle forze speciali. In questi anni una stima complessiva dei caduti della coalizione parla di circa 3.542 militari. Attalmente il numero complessivo di uomini impiegati dalla coalzione si aggira intorno alle 20 mila unità, contro il picco di 140 mila del 2012.

I PRIMI UOMINI DISPIEGATI NEL DICEMBRE DEL 2001

La prima avanguardia di soldati arrivò a Kabul il 30 dicembre 2001: il C-130 con a bordo 11 militari, l’allora sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi e il consigliere d’ambasciata Domenico Giorgi, atterrò nella basa di Bagram. I primi ad essere dispiegati furono i Carabinieri del Tuscania e soldati del Cavalleggeri Guide. Mentre l’invio del primo vero contingente fu approvato dalla Camera il 3 ottobre 2002 con la decisione di inviare in Afghanistan mille alpini. Il contingente italiano ha raggiunto punte di 2.250 militari, con decine di mezzi, elicotteri e aerei: i Tornado prima e i caccia Amx dopo, elicotteri Mangusta e i velivoli senza pilota Predator.

MISSIONE SPOSTATA AD HERAT NEL 2003

Durante i primi due anni l’Isaf, e i militari italiani, non operarono oltre i confini della città di Kabul. Dal 13 ottobre 2003, il Consiglio di Sicurezza votò per estendere il mandato anche al resto del Paese e all’Italia fu assegnata la zona occidentale con città di riferimento Herat, dove anche ora è stanziato il grosso del contingente italiano, anche se alcune decine di militari sono rimasti a Kabul.

IL PRIMO CADUTO ITALIANO NELL’OTTOBRE 2004

La prima vittima del contingente italiano è stato il caporal maggiore Giovanni Bruno a seguito di un incidente stradale il 3 ottobre 2004. Il primo attacco mortale è avvenuto invece nel maggio dello stesso anno quando un ordigno è esploso al passaggio di una pattuglia causando la morte del capitano Manuel Fiorito e il maresciallo capo Luca Polsinelli.

UNA GUERRA COSTATA 900 MILIARDI DI DOLLARI

Secondo i dati dell’Osservatorio Milex quella in Afghanistan è stata «la più lunga e costosa campagna militare della storia d’Italia»: complessivamente (dati ottobre 2017) a tutti i Paesi che vi hanno partecipato la missione è costata all’incirca 900 miliardi di dollari, «vale a dire oltre un milione di euro al giorno in media». A questo costo ‘netto’, secondo Milex, vanno aggiunti esborsi aggiuntivi riguardanti varie voci che fanno lievitare la spesa «a oltre 7,5 miliardi».