La denuncia dell’Osservatorio Mil€x arriva puntuale: dopo i finanziamenti ai progetti ministeriali di riarmo, per il 2022 aumenteranno ancora le spese militari, con quasi 26 miliardi di euro stanziati nella legge di bilancio.

Articolo di Roberta Covelli su Fanpage.it

Che le spese militari, con il governo Draghi, sarebbero aumentate si sarebbe potuto intuire notando certi indizi: l’introduzione nel Piano nazionale di ripresa e resilienza di finanziamenti alla Difesa e alla filiera industriale delle armi, o l’audizione del generale Luigi Francesco De Leverano, consigliere militare del Governo, che spiegava come l’industria bellica italiana, “settore industriale dinamico con punte di indiscussa eccellenza”, stesse vivendo una fase recessiva, da cui sarebbe necessario uscire favorendo le esportazioni, magari con una riforma della legge 185/1990 che impone limiti e controlli statali sul mercato delle armi. Per cogliere l’indirizzo governativo sarebbe forse bastata anche solo la dichiarazione piuttosto esplicita di Mario Draghi in conferenza stampa: “Ci dobbiamo dotare di una difesa più significativa: è chiarissimo che bisognerà spendere molto di più di quanto fatto finora”.

Così è stato e così sarà. Il 2021 si è caratterizzato per il record di programmi di riarmo presentati dal Ministero della Difesa e, dalle stime sulla legge di bilancio, il 2022 si caratterizzerà per l’ennesimo aumento in spese militari. Ma entriamo nel dettaglio.

Quasi 26 miliardi in spese militari nel bilancio 2022
Come ogni anno, l’Osservatorio Mil€x ha analizzato la legge di bilancio e, con i dovuti calcoli per raggruppare o detrarre i fondi assegnati ai diversi ministeri e alle diverse strutture, ha stimato i finanziamenti militari per l’anno appena iniziato. Le stime saranno poi confermate, ai primi di marzo, con le previsioni dei singoli ministeri competenti, non solo quello della Difesa, ma anche Esteri, Finanze, Sviluppo economico, a seconda dei diversi fondi stanziati. Quelli che emergono dalla legge di bilancio sono finanziamenti per 25,82 miliardi di euro, con un aumento di quasi 850 milioni rispetto all’anno precedente. Come cittadini qualunque di uno Stato che dichiara di ripudiare la guerra, avendo assistito al supporto dell’Esercito alla logistica per la campagna vaccinale e nelle fasi più drammatiche della pandemia, potremmo illuderci che l’aumento degli stanziamenti sia legato al ricorso alle Forze Armate per bisogni civili, di sostegno alla popolazione in questo periodo pandemico. Non è così: l’aumento che si registra per il 2022 insiste sul capitolo di spesa relativo a nuovi armamenti, con un miliardo di euro in più rispetto al 2021. Gli stanziamenti arrivano così alla cifra record di 8,27 miliardi, un aumento di 3,5 miliardi rispetto alle spese di tre anni fa. Ma non sono solo questi i soldi che spenderemo in armi.

Record nel 2021 per programmi ministeriali di riarmo
In base agli stanziamenti degli anni precedenti, il Ministro della Difesa approva programmi, normalmente pluriennali, di rinnovamento e ammodernamento dei sistemi d’arma. Il decreto ministeriale viene emanato dopo l’acquisizione del parere delle Commissioni parlamentari Difesa di entrambe le camere. Nel 2021, il ministro Guerini ha presentato alle Commissioni un numero inaudito di programmi di riarmo (46 in tutto, di cui 23 di nuovo avvio) per un totale di 12 miliardi di euro. Come si può verificare dai resoconti parlamentari, gli schemi di decreto riguardano il finanziamento di nuovi sistemi bellici, armi decantate per precisione e letalità: si va dagli eurodroni di categoria MALE (Medium Altitude Long Endurance) allo sviluppo di caccia di sesta generazione Tempest, passando per batterie missilistiche antiaeree, sommergibili, proiettili di precisione per cannoni semoventi fino ad arrivare ai cosiddetti droni kamikaze, formalmente “munizioni a guida remota” o “munizioni orbitanti” (Loitering Ammunitions), richieste “per rispondere alle necessità operative immediate [sottolineatura del documento ministeriale]”. E l’approvazione dei progetti di riarmo continua: martedì 11 gennaio la Commissione Difesa del Senato dovrà esprimersi su altri quattro schemi di decreto.