Quanto ha speso finora l’Italia per contribuire agli strumenti finanziari europei di sostegno diretto e indiretto allo sforzo bellico ucraino (al netto dei circa 3 miliardi di euro in armamenti che l’Italia ha finora inviato a Kiev attraverso dodici pacchetti di aiuti militari)? Non essendo disponibili dati ufficiali pubblici, è possibile solo fare una stima a partire dalla quota di contribuzione italiana basata sul prodotto nazionale lordo rapportato a quello totale dei 27, che è di circa il 12,5% nella media degli ultimi anni. Un approccio metodologico di parametrizzazione dei contributi collettivi UE che il nostro Osservatorio Mil€x aveva già utilizzato per le stime diffuse in passato.

Calcolando un totale di finanziamenti raccolti e inviati dai Paesi UE dal 2022 a oggi che supera i 134 miliardi, il costo sostenuto dall’Italia si dovrebbe aggirare attorno ai 17 miliardi, di cui almeno 4 miliardi di fondi per il sostegno strettamente militare tra contributi al settore militare dell’Ukraine Support Loan e all’European Peace Facility. Vediamo il dettaglio.

Dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, secondo la documentazione ufficiale della Commisisone Ue aggiornata con gli ultimi stanziamenti concordati a metà ottobre, l’Unione Europea ha sborsato circa 117 miliardi di euro di sostegno all’Ucraina così suddivisi:

  • 43,9 miliardi di euro in assistenza diretta e indiretta nell’ambito della Ukraine Facility
  • 43,3 miliardi di euro in assistenza macrofinanziaria erogata per aiutare l’Ucraina ad affrontare le esigenze urgenti sul campo
  • 19,8 miliardi di euro erogati nell’ambito dello Ukraine Support Loan di cui 15,8 in aiuti militari
  • 2,8 miliardi di euro in prestiti e garanzie da parte della BEI, della BERS e di altre istituzioni finanziarie internazionali garantiti dall’UE
  • 1,4 miliardi di euro in aiuti umanitari
  • 1,2 miliardi di euro in cooperazione bilaterale
  • 4,5 miliardi di euro in altre forme di sostegno

La contribuzione pro-quota italiana a questi 117 miliardi è stimabile in poco meno di 15 miliardi (14,6) dei quali 2 miliardi destinati agli aiuti puramente militari dell’Ukraine Support Loan: lo strumento finanziario approvato a fine 2025 che prevede 90 miliardi di aiuti a Kiev nel biennio 2026-2027, composto per due terzi da aiuti militari.
Oltre a questo c’è lo strumento finanziario European Peace Facility (EPF) per il rimborso parziale del valore delle armi inviate a Kiev dai singoli Stati attraverso canali bilaterali (che complessivamente per i 27 Paesi UE si aggira finora sui 60 miliardi di euro secondo le ultime stime del Kiel Institute Ukraine Support Tracker).
Il fondo ha avuto finora una dotazione complessiva di poco più di 17 miliardi di euro, impiegati per il rimborso degli invii di armi dei singoli Stati (10 miliardi), per l’Ukraine Assistance Fund a sostegno dell’industria bellica ucraina e dei suoi acquisti di armi straniere (5 miliardi), e per le attività addestrative della missione EUMAM Ukraine (2 miliardi).
L’Italia ha contribuito finora all’EPF per una quota parte stimabile in oltre 2 miliardi di euro. Poiché il fondo non è mai stato capiente a sufficienza per rimborsare integralmente le forniture (le stime variano dal 12% al 17%) all’Italia (che ne è contributrice netta a differenza dei Paesi baltici e della Polonia che sono beneficiari netti poiché hanno inviato armi in proporzione ben maggiore alla loro quota del Pil Ue) potrebbe toccare circa solo mezzo miliardo di rimborsi.

Considerando dunque il già citato controvalore (solo annunciato e non confermato con documentazione definitiva) di 3 miliardi di euro dell’invio “bilaterale” di aiuti militari, il totale di esborso italiano per il sostegno all’Ucraina attaccata dalla Russia dovrebbe al momento attestarsi sui 20 miliardi di euro complessivi.