Al vertice Nato di Ankara il governo italiano ha confermato l’intenzione di voler rispettare l’impegno a raggiungere il 5% del Pil nel 2035 per le spese in difesa e sicurezza, seguendo un percorso definito dalla premier Meloni come “sostenibile” che parte da un livello di spesa attuale del 2,8% del Pil e che, stando alle dichiarazioni dello stesso ministro Crosetto, prevede un incremento di 19 miliardi nel prossimo biennio (6-7 miliardi aggiuntivi nel 2027 e 12-13 miliardi aggiuntivi nel 2028) che porterà l’Italia a un livello di spesa militare di circa il 3,2% del Pil nel 2028 – un po’ meno rispetto al target di breve periodo del 3,4% riportato come indiscrezione giornalistica nei giorni scorsi.
Se dal breve periodo si sposta la propsettiva sul lungo periodo fino al 2035, l’impatto finanziario complessivo risulta comunque estremamente oneroso, anche più di quanto emergeva dalla nostra stima fatta un anno fa in vista del vertice Nato dell’Aja, ancora in assenza di qualsiasi indicazione sulla porgressione di spesa iniziale dalla base di partenza del 2% del Pil.
Nella nuova stima (non più basata su una progressione incrementale lineare puramente teroica bensì sulla concreta traiettoria incrementale fino al 2028 tracciata dal governo, e su una successiva progressione lineare del +0,23% annuo fino al 2035) abbiamo aggiornato la differenza di spesa cumulata tra il nuovo scenario di aumento fino al 5% e un ipotetico scenario di non aumento rispetto al precedente target NATO del 2%.
Come punto di riferimento per il calcolo percentuale si sono prese come base le nuove stime di crescita del Pil fino al 2029 contenute nel Documento di Finanza Pubblica 2026 pubblicato dal MEF lo scorso 22 aprile, seguite da una stima di crescita fino al 2035 in linea con quella prevista dal governo ma leggermente più prudenziale.
Confrontando i due scenari di spesa cumulativa 2025-2035, di oltre mille miliardi (1.063) nel caso di progressione fino al 5% del Pil e di circa la metà (564 miliardi) se si restasse al 2% – con incrementi proporzionali all’aumento del Pil di anno in anno – risulta una differenza complessiva di spesa totale 498 miliardi – superiore rispetto ai 445 miliardi della prima stima di un anno fa.

NB: Nella versione originale del presente articolo (e nella nota stampa di rilancio ripresa dalle agenzie) avevamo segnalato che il dato del 2,8% del Pil per il 2026 non risultava nella tabella Nato delle spese nazionali diffusa alla vigilia del vertice, nelle quali l’Italia compare ancora ferma al 2,1% del Pil nel 2026. Discrepanza dovuta al fatto che il dato in tabella è riferito alla sola spesa in difesa “core” quindi non anche alle spese in sicurezza (che il governo ha quantificato in un ulteriore 0,7% del Pil). La confusione nasce dall’incongruenza logica tra il dato 2026 e quello 2025 (2,09% del Pil) presentato anch’esso come sola “core defense”, quando è noto che invece fosse comprensivo anche delle spese in sicurezza.
