La richiesta dello Stato Maggiore già in Parlamento. La denuncia di Milex: “Un fugace passaggio nascosto, dove li impiegheranno?”

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Droni kamikaze per le nostre forze speciali. Mentre è ancora aperto il dibattito sull’intenzione della Difesa di armare con bombe e missili i droni MQ-9 Reaper dell’Aeronautica Militare, in Parlamento è arrivata la richiesta ‘urgente’ di un’arma ancor più micidiale: i droni kamikaze o droni suicidi. Ne dà notizia Milex, Osservatorio sulle spese militari italiane, secondo cui la richiesta è stata già approvata il 2 novembre dalla Commissione Difesa del Senato mentre il voto alla Camera, previsto per il 3 novembre, è stato rinviato alla settimana prossima.

Letali, precisi, versatili e non necessitano di truppe a terra

Ma che cosa sono i droni kamikaze? Nei documenti ministeriali vengono definiti “munizioni a guida remota” oppure “munizioni orbitanti” (Loitering Ammunitions). Di fatto sono piccoli droni armati, dotati di una testata esplosiva, che possono essere teleguidati contro l’obiettivo, anche a decine di chilometri di distanza.

“Letali, precisi, rapidi e sicuri come i droni armati normali – spiega Milex – perché possono centrare bersagli fissi o anche in rapido movimento senza la necessità di truppe a terra in prossimità dell’obiettivo per ‘illuminarlo’ con marcatori laser e senza bisogno di aspettare il supporto aereo di elicotteri da attacco o cacciabombardieri esposti al fuoco nemico”.

Un ‘game changer’ nella tattica militare

Questo tipo di droni, tuttavia, è decisamente più versatile dei classici droni killer “perché possono essere trasportati, lanciati e manovrati direttamente da piccole unità isolate di incursori”. Ecco dunque perché vengono ritenuti un vero e proprio game changer, capace di imprimere una svolta nella tattica militare e soprattutto abbassare “di molto l’asticella delle remore all’uso della forza letale. Tanto più se viene fornita a forze speciali che conducono operazioni segrete”.

I droni per “l’autodifesa” delle forze speciali

Non a caso nel documento ministeriale la Difesa specifica che questi droni kamikaze servono “per rispondere alle necessità operative immediate della componente Operazioni Speciali (…) per garantire l’autodifesa delle unità di Forze Speciali isolate in teatri operativi, considerato anche il mutato scenario operativo in Iraq (Operazione “Prima Parthica”) e l’impiego delle unità di Forze Speciali della Difesa in operazioni di intelligence ai sensi della Legge 198/15″.

Il ‘mutato scenario operativo’ in Iraq, spiega ancora l’Osservatorio, “è riferito all’escalation di attacchi dell’Isis contro le truppe della Coalizione anti-Daesh e alla preannunciata ‘revisione’ della missione con il suo passaggio sotto l’egida della Nato. Missione che sulla carta resta non-combat ma che evidentemente non lo è più, almeno per le nostre forze speciali. Le quali, quando finiscono in un’imboscata, non si limitano a difendersi rispondendo al fuoco per poi ripiegare, ma contrattaccano per neutralizzare la minaccia. Di queste rilevanti novità il Parlamento dovrebbe essere debitamente informato – denuncia Milex – non solo con un fugace passaggio nascosto in una richiesta urgente di nuovi armamenti”.

Per quanto riguarda invece le operazioni di intelligence, “il pensiero va alla nuova operazione anti-terrorismo ‘Task Force Takuba’ in Mali, anche se si tratta di informazioni che solo il Copasir (il comitato parlamentare che controlla l’operato dei servizi segreti) potrebbe richiedere e possedere.

I droni sono gli Hero-30 della israeliana UVision

Secondo Milex, “i droni suicidi che la Difesa intende acquistare per 3,9 milioni di euro (dunque in quantità ragguardevole, visto il basso costo unitario) sono gli Hero-30 prodotti dall’israeliana UVision”.

Quanto alla manutenzione, potrebbe essere essere fatta in Sardegna “dalla RWM Italia di Domusnovas che, come ha annunciato pochi mesi l’ad dell’azienda Fabio Sgarzi, stava concludendo un accordo con la UVision per il co-sviluppo e la co-produzione in Italia dei suoi droni kamikaze”.