Presentato alla Camera l’Annuario Mil€x 2026: le serie pluriennali dal 2010, gli scenari futuri e i dati a consuntivo dimostrano che l’aumento della spesa militare (e soprattutto degli acquisti di armi) è strutturale, non episodico. Ogni anno a consuntivo si spende sistematicamente di più di quanto il Parlamento vota nella Legge di Bilancio.

 

L’Osservatorio Mil€x sulle spese militari ha presentato oggi alla Camera dei Deputati il proprio Annuario 2026. La scelta della sede non è casuale: l’Annuario nasce come strumento di trasparenza rivolto in primis al Parlamento, perché oggi nessun documento ufficiale fornisce a Deputati e Senatori, nel momento del voto, gli elementi per decidere in modo consapevole su una partita sempre più rilevante del bilancio pubblico. La fotografia fornita dall’Annuario va oltre il singolo dato con respiro annuale, sul quale il nostro Osservatorio Mil€x – che compie 10 anni di attività di analisi al servizio dei cittadini – garantisce un monitoraggio continuo, offrendo una ricostruzione d’insieme, pluriennale e verificabile che nessuna fonte pubblica espone in forma unitaria.

Quindici anni di spesa, un ventennio di acquisti di armi

Integrando le stime annuali dal 2010 al 2026, si ottiene un totale di spesa militare sugli ultimi 17 bilanci che supera i 429 miliardi correnti (circa 503,6 miliardi, cioè mezzo “trilione” a valori costanti odierni. La lettura in euro costanti evidenzia come lo shock inflattivo del 2022-2023 abbia assorbito quasi per intero gli aumenti nominali post conflitto in Ucraina, con un vero “salto reale” del riarmo concentrato nel biennio 2025-2026. Ma è sugli acquisti di armi che la ricostruzione pluriennale è più netta: dai 3 miliardi annuali del 2006 si passa ai 13,2 del 2026 (dato più che quadruplicato e totale di circa 138 miliardi nel ventennio) con una concentrazione fortissima negli ultimi anni: i soli esercizi 2023-2026 valgono oltre 46 miliardi per il procurement militare. È la prova quantitativa della tesi già esposta da Mil€x: l’espansione della spesa militare passa quasi interamente dall’acquisto di armi, a vantaggio dell’industria, mentre le voci operative restano compresse.

Dove porta la traiettoria: gli scenari futuri

I più recenti Documenti Programmatici Pluriennali della Difesa proiettano a oltre 130 miliardi il costo di nuovi sistemi d’arma nei prossimi quindici anni, di cui 35 già definitivamente stanziati. E la nuova stima Mil€x dell’impegno decennale aggiuntivo per la traiettoria NATO al 5% del PIL entro il 2035 (confermata dal Governo dopo il vertice di Ankara di luglio 2026) è di circa 498 miliardi, più onerosa dei 445 calcolati un anno prima: il profilo di spesa scelto concentra gli aumenti già nel prossimo biennio.

La prova del consuntivo: si spende più di quanto si vota

Una delle novità più rilevanti dell’edizione 2026 dell’Annuario Mil€x è il confronto tra ciò che il Parlamento autorizza e ciò che si spende davvero. Dai Rapporto di Performance della Difesa e dal Rendiconto dello Stato emerge come gli stanziamenti definitivi superino sistematicamente la previsione di Legge di Bilancio, con una forbice di aumento tra il +9% e il +16% (ad esempio nel 2025 la Difesa è passata da 31.295 a 35.519 milioni, +13,5%). La discussione parlamentare che parte a ottobre avviene così ogni anno su una fotografia che può sottostimare tra i 2,7 e i 4,2 miliardi la spesa reale a consuntivo, e non per caso ma per un meccanismo che si ripete. Si stanzia perfino più di quanto il sistema riesca a spendere: nel 2025 si è avuto un disavanzo di cassa di quasi 2 miliardi sull’investimento e il debito commerciale è quadruplicato (da 97 a 361 milioni).

La trasparenza arretra mentre i volumi esplodono

Tutto ciò avviene nel momento di massima opacità informativa. Il DPP 2025 ha eliminato i costi complessivi dei singoli programmi ed è arrivato in ritardo; il “2% del PIL” certificato dalla NATO a marzo 2026 è una riclassificazione contabile che gonfia il perimetro da 31,3 a 45,3 miliardi senza spesa reale in più. Intanto nella sola XIX Legislatura sono stati approvati 78 programmi di riarmo per 36,4 miliardi, esaminati in poche sedute senza istruttorie indipendenti né analisi di alternative. La serie storica ricostruita da Mil€x sui DPP (che certifica l’accelerazione post 2022 anche sull’acquisto di armi) rischia di essere l’ultima compilabile su fonti esclusivamente ufficiali.

Uno strumento per il controllo democratico

«In una fase di riarmo senza precedenti, rafforzare il controllo democratico e la trasparenza non è meno urgente di prima: lo è molto di più» è l’indicazione chiara che l’Osservatorio Mil€x fa emergere da questa analisi approfondita e multilivello.
L’Annuario 2026 si chiude con raccomandazioni al legislatore: contenuti minimi di legge e tempi certi per il DPP, superamento della frammentazione contabile tra ministeri, un parere parlamentare realmente vincolante sugli acquisti d’arma, un’autorità indipendente di controllo del procurement e una disciplina di controllo sull’influenza indebita dell’industria militare sulle scelte della politica in questo ambito.

 

Il testo integrale dell’Annuario Mil€x 2026 è scaricabile a questo link, mentre qui è possibile scaricare un estratto con “Punti chiave” e “Raccomandazioni”